Potrebbe risultare prolisso e privo di senso ma sono talmente tanto frustrata da sentire il bisogno impellente di strapparmi di dosso tutte le parole che mi si sono appiccicate alla pelle come zecche infette e che mi impestano anima e corpo. Non sarà uno schema di calorie a restituirmi quel poco di controllo ed equilibrio che avevo conquistato con tanta fatica un paio di mesi fa. La verità è che più mi impegno e più mi rendo conto dell'inutilità dei miei sforzi. Ieri notte sono arrivata a pensare che è colpa di K. se mi sono lasciata andare, perché sentendomi bene assecondo il bisogno quasi fisiologico di vomitare cellule adipose e calorie in quel cesso che oramai è una discarica di cibo fagocitato e digerito. Lo trovo estremamente comodo per come si adatta alla stanchezza con cui mi accascio su di lui dopo conati e occhi rossi. E mi stupisco, quasi sorridendo, quasi con felicità e sollievo, di come insalata, sugo, patate, qualsiasi cosa torni su velocemente. Questo è il mio livello di impegno: anziché rifiutare la fonte del dolore mi riduco a masticarla e, infrangendo ogni regola di preservazione del mio corpo, la vomito. Ovunque io sia. Eppure se penso ai due giorni appena trascorsi a casa dei miei genitori con K. non riesco a provare pena o malessere. E' tutto roseo e dolce, come le bustine di dolcificante a colazione. Ma non è colpa sua, non è colpa di nessuno, non è la società, le modelle dal vitino largo quanto una mia coscia, non è Vogue, non sono le pubblicità di Victoria's Secret, non è mia madre che è più magra di me, non è mio padre che non mi ama, non sono stati i vecchi compagni e i loro insulti. Non è niente. Sono solo io, che sono tutto. E anche troppo. Posso negarlo ogni notte prima di addormentarmi, posso ripetermelo ogni mattino sulla bilancia, davanti allo specchio che mi trasmette una figura deformata neanche fosse uno specchio di qualche parco divertimenti, di quelli che ti accorciano e ingrassano fino alla nevrosi. Posso essere positiva, negativa, motivata o non, non importa perché alla fine di tutto, di tutti e di quel che è la realtà resto solo io. Solo io con me stessa. Non esiste nessun mostro che mi odia, è solo la mia bocca, la mia voce, il mio sguardo critico. E i miei numeri. La consapevolezza che, aldilà della magrezza, lo spazio tra le gambe che tutte vogliono è una questione, prima di tutto, di ossatura. Sono troppo intelligente e conosco troppe cose perché io possa vivere il mio "disturbo" in pace. E questo è peggio di ogni altra cosa. Sapere che non avrò mai il bacino ossuto che sogno perché ho la classica struttura ossea delle donne mediterranee (tua sia maledetta, madre mia) mi impedisce di sognare ad occhi aperti. Non mi restano nemmeno le cattive speranze di degrado fisico, non sono nemmeno più capace di visualizzare una me stessa utopica perché so troppo. E sono troppo, quasi strabordante. E poiché so tutto, nella teoria, l'importanza di determinati valori nutrizionali, cos'è la L-carnitina, la termogenesi indotta, la malignità dei dolcificanti e degli zuccheri che creano dipendenza, mi chiedo perché non riesco a trasformare la teoria in pratica. Perché non so gestirmi davanti all'aberrante quantità di calorie che introduco quotidianamente. Perché mi ostino a dire sì sì sì sì e poi vomitare ti odio ti odio ti odio ti odio nel cesso. Ma non è nemmeno questo il problema, il problema è la mancanza di un problema concreto, un normopeso di cui non ci si dovrebbe lamentare, una bella casa, le tasse universitarie già pagate, tutto ciò di cui ho bisogno. Invece mi lamento, mi strazio e mi contorco perché ho tutto fuorché quello che sento di volere. I 35 chili. I 30 chili. I 27 chili. Cederei volentieri il mio bianco bilocale ben arredato per una stanza grande la metà della metà, lo cederei a chiunque possa strapparmi via venti chili di muscolatura, adipe e ristagni liquidi in pochi istanti, con un solo gesto. Sono alla disperazione. O forse sono solo a testa in giù, mentre mi rendo conto che quel che ho sempre visto è capovolto e niente procede nella direzione che credevo giusta. Farò un bel rogo di poesie bruciate dentro il lavandino, darò fuoco a qualsiasi cosa mi abbia abitato negli ultimi anni e se anche questo non dovesse bastare mi aprirò la vena cefalica, perderò qualche etto di sangue e con ago e filo mi ricucirò. Perché non lo farà nessun altro, nessuno mi verrà a salvare perché non c'è niente da salvare, nessuno da salvare. E sbagliato o no che sia, farò tutto da sola, come ho sempre fatto, visto che solo io e io soltanto so cosa sono e cosa farne di me.
Non so che dire, sono parole meravigliose.
RispondiEliminaMi mancavi.
"visto che solo io e io soltanto so cosa sono e cosa farne di me."
RispondiEliminaMi sono scritta questo nel braccio. Non voglio tagliarmi più, avevo terminato con quei giochetti già da alcuni anni; anche se è qualcosa da cui non si guarisce ma che solamente eviti. Per gli altri, essere autolesionisti è qualcosa di orribile ed inconcepibile. Soprattutto quando cadi di nuovo in quel vortice perché non hai il coraggio di affrontare le persone... chiunque esse siano.
Andiamo a salvarci.
Ho i brividi per le tue parole e le emozioni che esse trasmettono, ti stringo.
RispondiEliminaUn forte abbraccio =*
Io non voglio commentare perchè
RispondiEliminaso cos'è
a pelle so cos'è
ma allo stesso tempo
ogni dolore è unico
e non può essere compreso se non da chi lo vive in prima persona.
tu non sai cosa fare di te
è questo quello che viene fuori da qui
"Non esiste nessun mostro che mi odia"
RispondiEliminaUno ce n'è, noi stessi.
Io mi odio e da quel che ho letto, sembra che anche tu ti odi.
E' vero, anche io non leggevo il tuo blog da un bel po'.
RispondiEliminaForse perché mi sembra inutile commentare. Scrivi quasi sempre quello che -credo- molte delle persone che ti seguono non riescono magari a dire. Compresa me.
Quindi cosa dovrei fare, il copia-incolla delle tue stesse frasi?
Più ti leggo e più credo fermamente nella tua perfezione.Ti auguro tutto il bene immaginabile.
Sempre se è quello che vuoi...
Ti abbraccio.
P.S.: Perdona il patetico sfogo.
Non ho mai un cazzo da scrivere, e mi innervosisco.Mi viene una frase banale dietro l'altra proprio, la desolazione. Sarà il fatto che sono innamorata di ogni parola, di ogni sostantivo, verbo, punto, virgola che scrivi.
RispondiEliminaLa competizione con mia madre, sì.
Un autocontrollo perso, sì.
Il vomito, s, no, il vomito no, quello non riesco più a farlo.
Ecco, risto scrivendo le cazzate, macristo..
Non c'è nessuno da salvare perchè sei tu che non vuoi, o hai troppa paura di ammettere che lo vuoi. Sai benissimo che è stata una richiesta d'aiuto continua,una silenziosa richiesta di aiuto.
Qualcuno da salvare c'è..sta a te decidere chi.
Ti penso sempre, mi manchi tanto.