i n f o.

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«La fame sono io. Per fame, intendo quel buco spaventoso di tutto l'essere, quel vuoto che attanaglia, quell'aspirazione non tanto all'autopica pienezza quanto alla semplice realtà: là dove non c'è niente, imploro che vi sia qualcosa.»

26.11.12

The silence depressed me. It wasn’t the silence of silence. It was my own silence (S.Plath)

Mi risulta difficile scrivere, un po' per mancanza di argomenti, un po' per via della spossatezza continua che mi attanaglia da giorni, un po' per la confusione ingestibile che ho dentro la testa. Paradossalmente, per quanto i giorni trascorrano lenti e vuoti all'esterno, dentro di me si susseguono decine di sfumature di tristezza e disperazione a cui non credo di poter dare un nome. Il variare continuo d'intensità di ciò che sento mi porta a pianti improvvisi e violenti, gesti feroci di autolesionismo e silenziosi attimi di niente durante i quali provo un sincero spavento per ciò che sento -o per ciò che sono?-
La mia arrendevolezza allo stato delle cose è quasi vergognosa, il massimo gesto di amor proprio che ho saputo fare è stato l'acconsentire alla richiesta di mia madre di tornare a casa. Ma ora che sono di nuovo sola, nonostante i buoni propositi mattutini di recarmi in facoltà, mi ritrovo nuovamente arrendevole e senza forze, sepolta sotto le coperte ad ammirare il cielo -sempre uguale- per tutto il giorno. Giorno dopo giorno. 
Mi pare che i periodi di questo genere si stiano pian piano allungando e volta dopo volta è sempre peggio, sempre più inaffrontabile e debilitante. La verità è che sì, sto male e non è facile da sopportare ma ciò che più mi abbatte è il modo in cui questa sorta di tristezza mi isola da tutto. Non sono un'amante della vita e non lo sono mai stata ma il modo in cui le cose procedono senza di me e i giorni sprecati a vegetare mestamente chiusa in casa, questo -una volta passata la tristezza- è il motivo più grande di rabbia. 
Per l'ennesima volta mi ritrovo a pensare che se non compi un gesto veramente estremo nessuno riesce a vedere con chiarezza la profondità del pozzo in cui stai marcendo, nemmeno le persone a cui hai concretamente chiesto aiuto. Continuano a pensare che tu sia semplicemente seduta sul bordo del pozzo, con le gambe nel vuoto, dondolando i piedi come se fosse un gioco, mentre in realtà hai l'acqua alla gola e i piedi bloccati sul fondo. La più grande delusione è che pensavo di essere io quella che sbagliava, pensavo di essere troppo orgogliosa e introversa per chiedere un aiuto che nessuno avrebbe saputo darmi e adesso che mi sono spogliata del mio essere indipendente e autonoma mi rendo conto che lo sforzo fatto potrebbe essere inutile. Non ho niente in mano, né una anche ipotetica soluzione né la voglia di tentare ancora. Lo sfinimento è tale che se mi garantissero che la quiete è proprio fuori dalla mia finestra e basterebbe un salto dal sesto piano per prenderla ci crederei, ma non avrei comunque le forze per alzarmi da qui e farlo. 

12 commenti:

  1. Mi mancavi,
    ti sono vicina.

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  2. Capisco come tu possa sentirti: basti il fatto che se non arrivi a compiere un disperato atto estremo -tentativo di suicidio, non credo ci sia altro- nessuno si accorge di niente, è cieco e sordo. Questo è orribile, stupido, triste e superficiale. Ma se poi arrivi addirittura al punto di dire tutto chiedendo aiuto ed ancora ti viene negato e nessuno capisce, beh, si resta senza parole. E non so se nel tuo caso sia stato peggio essere ignorata di per sé o l'esserti esposta, aver messo a nudo le tue debolezze che per te sono l'inferno ma per chi superficialmente non prova neanche a capirti banalità, magari capricci. Io ho spesso pensato come minimo di comparire con un coltello appoggiato sul polso minacciando di fare pressione, come minimo "gesto estremo"...non l'ho mai fatto e forse credo che sarebbe facile fare una cosa del genere: ovviamente non mi riferisco a chi per disperazione si toglie la vita, ma dal punto di vista di una richiesta di aiuto; se tenti il suicidio -e ps, se una persona vuole davvero morire ci riesce, altro che tentativi falliti- sarai PER FORZA ascoltato e aiutato, è matematico, anche se triste. Io penso che la cosa più difficile sia quella che fai tu, come altre persone, cioè cercare altri modi per uscirne, che sia da sola o cercando aiuto senza dover ricorrere a gesti estremi. Tutto questo era per dirti che nonostante la portata del tuo dolore, sei dotata di un'immensa forza e non puoi dimenticarlo. Forse da soli non ce la si può fare, gli altri servono. Quindi posso solo dirti che non è tutto perso e non è finita: anche se fa male non essere capiti e salvati da chi si ama, tu non puoi farti rovinare la vita. Pensa a te senza farti paralizzare dal dolore: l'unica soluzione è cercare aiuto altrove, ad altre persone. Poi vedi tu a chi puoi e vuoi rivolgerti, ma sappi che esistono persone degne e meritevoli di essere definite tali, che ti possono aiutare e soprattutto capire ed ascoltare. (e ps, non che io sia una psicologa, ma in caso se ti va anche solo essere ascoltata io ci sono, davvero!) Non mollare, un abbraccio.

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  3. Io spero che tu ti riprenda, nessuno ha il diritto di sentirsi così, nemmeno la persona più cattiva al mondo.
    Seguo da poco il tuo blog e mi hai già convinta di essere una delle persone di cui di sicuro mi affezionerò.
    Non ti arrendere, vai avanti, ne vale la pena.
    Tanto affetto.

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  4. Non abbiamo richiesto la vita, ci è capitata. Ed un tale atteggiamento è più che comprensibile; ancor più se si è circondati da chi non è in grado di vedere cosa sta veramente accadendo.
    Se decidiamo di rialzarci, dobbiamo sempre farlo da sole.

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  5. Tu sei arrabbiata. Stai ribollendo di rabbia perchè vorresti una soluzione a quello che hai dentro, ma non la trovi. E io penso che sia bellissimo che tu sia arrabbiata. Cioè, preferirei sapere che sei felice e contenta e senza preoccupazioni - se mai esistesse qualcuno così sulla faccia della terra - ma essere arrabbiati vuol dire non essere morti dentro. Vuol dire che hai ancora qualcosa che ti scuote e ti bistratta e hai ancora qualcosa che ti aggancia a questa vita. Quindi arrabbiati. Perchè vorresti aiuto e nessuno lo capisce, perchè vorresti piangere e non hai lacrime, perchè vorresti urlare e non hai voce.
    Arrabbiati.
    E' bello rileggerti, scrivi più spesso.
    Ti stringo forte,



    Baci.

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  6. Non ti buttare giù dal pozzo, e non fare atti troppo estremi (uow, l'ho detto.)
    Non è che sono i problemi a non mostrarsi, credo siano le persone e non volergli vedere.
    Per un motivo o per l'altro.

    Io ci sono molto spesso, leggo, passo, commento, non lo faccio, scarabocchio..
    Ma è sempre un piacere leggerti..

    Un abbraccio,
    Lenoire+

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  7. chi non vuol vedere non vedrà mai, chi non vuol sentire non sentirà mai per quanto uno si sforzi di urlare forte.ma altre persone, invece, passano, si fermano e ascoltano

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  8. Hei come mi manchi tesoro.-. Ti sono vicina veramente e ti capisco! Fatti sentire...

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  9. boh, credo di esserci.
    Forse, quasi, almeno per metà.
    Con più silenziosità del solito, quello è sicuro.

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  10. Aww, non ricordo se l'ho già detto, ma adoro lo stile e la grafica così pura ed essenziale del tuo blog. Grazie per le tue parole, anche se io mi trovo ripetitiva e noiosa (non solo nello scrivere, ma negli stessi "progetti" che son sempre gli stessi e di solito di volta in volta sono falliti). Spero in un tuo aggiornamento e che le cose vadano meglio, un abbraccio.

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  11. "il modo in cui le cose procedono senza di me e i giorni sprecati a vegetare mestamente chiusa in casa, questo -una volta passata la tristezza- è il motivo più grande di rabbia"
    Mi riconosco davvero in quello che scrivi.
    Non lasciarti sopraffare dallo sconforto, tieni duro.
    Un abbraccio

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